Nel cuore di una foresta antichissima, dove le radici degli alberi sembrano raccontare storie più vecchie del tempo stesso, vive una figura tanto enigmatica quanto affascinante: il Mago dal Diaspro Alato. Il suo nome è sussurrato tra le fronde, portato dal vento come un segreto prezioso. Nessuno lo ha mai visto chiaramente, eppure tutti conoscono la sua presenza, perché lascia dietro di sé un’aura di armonia, un’eco luminosa che trasforma il bosco in un tempio di meraviglia.
Questo mago non è come gli altri. Il suo corpo, slanciato ed etereo, è ricoperto da lunghi mantelli dalle sfumature terrose, intrecciati con fibre di muschio e filamenti di minerale. Ma ciò che lo rende davvero unico sono le ali, due maestose superfici cristalline che si aprono sulla sua schiena come un miracolo della natura. Non sono ali comuni: sembrano fatte di diaspro, una pietra dura e colorata, ma al tempo stesso vibrano come membrane vive, iridescenti e leggere.
Quando il mago muove le ali, si percepisce un lieve fruscio, simile al tintinnio di piccole campane di pietra. Le superfici sono screziate da venature che ricordano le ali di una farfalla tropicale: rossi profondi, verdi muschiati, arancioni caldi e striature color oro. Ogni movimento cattura la luce creando riflessi che si espandono nell’aria come onde luminose. Queste ali non servono soltanto a volare. Sono un canale magico, un ponte tra il mondo minerale e quello vivente, un simbolo della sua natura duale: solida e delicata, antica e sempre in mutamento.
Il Mago dal Diaspro Alato cammina raramente. Preferisce sollevarsi dolcemente sopra il tappeto di foglie, librandosi a pochi centimetri dal suolo. Ogni suo spostamento è preceduto da un sospiro del bosco, come se la natura stessa riconoscesse la sua presenza e desiderasse accoglierlo. Gli animali lo seguono con rispetto: cervi che abbassano il capo, uccelli che modulano canti più dolci, persino i predatori depongono per un attimo il loro istinto. Il mago con le ali di farfalla in diaspro è un custode, un mediatore tra le forze della foresta.
I suoi occhi, grandi e luminosi come cristalli di quarzo fumé, osservano il mondo con una calma infinita. Sono occhi che hanno visto secoli scorrere come acqua, che hanno contemplato nascita e distruzione, crescita e decadenza. La sua magia, infatti, non è fatta di incantesimi spettacolari o lampi di energia: la sua è una magia di trasformazione lenta, come quella delle pietre che si formano nel ventre della Terra. Egli modella la realtà senza forzarla, la guida verso l’equilibrio naturale.
Quando una creatura è ferita, si avvicina a lui istintivamente. Il mago poggia le mani sulla bestia, e una luminescenza calda si diffonde dal diaspro delle sue ali, irradiando il corpo sofferente. Le ferite si chiudono, il dolore svanisce come neve al sole. Nessuno conosce la fonte di questo potere, ma si dice che derivi da un patto antico, stretto tra il mago e gli spiriti minerali che abitano nelle profondità della terra.
La notte, quando la luna sale alta e il bosco si riempie di ombre argentate, il mago si posa su un grosso torrente di pietre levigate. Qui apre le sue ali imponenti e le lascia vibrare come strumenti musicali. Il suono che ne scaturisce è inafferrabile, né canto né rumore, un flusso armonico che sembra accordare le vibrazioni di tutto ciò che lo circonda. Le piante rispondono piegandosi lievemente, i fiori si aprono anche se è buio, e una calma profonda avvolge la foresta.
Chi giura di averlo incontrato racconta che la sua presenza trasmette un senso di pace impossibile da descrivere. Forse è perché il mago con ali di farfalla in diaspro non appartiene più completamente al mondo degli uomini: è diventato un intreccio vivente di minerale, magia e natura. Un custode silenzioso, eterno come una pietra e fragile come un battito d’ali.









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